Tuti i colori del tè:

   
   
   
   
mercoledì, giugno 18, 2008

La Tour Eiffel.
So che non è per nulla originale, ma è innegabile il fascino che emana questa strana e molto inutile costruzione.
La Tour la preferisco, però, al tramonto, magari sotto un pò di grandine come mi è capitato quest'anno con la Val e Juju. Mi piace restare lì sopra e guardarmi intorno, riconoscendo palazzi e parchi, non solamente quelli che qualunque turista saprebbe riconoscere, ma anche altri più sconosciuti. Mi piace guardare in basso e sentire un pò mia tutta la città.
Lasciar vagare il mio sguardo sui raggi del sole mentre si riflettono sull'acqua. Fa molto poetico, ma è così che mi piace viverla e ricordarla ogni tanto.


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venerdì, maggio 16, 2008

Capita che mi chiedano spesso se Paris mi è piaciuta e, soprattutto, cos'è che mi è piaciuto di più.
La prima risposta che mi viene in mente, ogni volta, è Notre-Dame al tramonto vista dal Pont St. Michel.
Sarà banale e molto turistica, ma ogni volta che ne avevo l'occasione facevo a piedo il pezzo di strada dal mio ufficio alla zona di St.Michel e, da lì, camminavo ancora fino alla fermata della metro Chatelet. Questo pezzo di strada mi permetteva, ogni volta, di ritrovarmi sul Pont St.Michel da dove, guardando verso destra, potevo osservare parte di Notre-Dame, la Senna, le nuvole, il cielo al tramonto, i riflessi sul'acqua e restare incantata ogni volta.
Sarà che il cielo di Paris non è mai uguale ed assume sfumature differenti ogni volta che lo guardi, ma quella vista non mi ha mai stancato e, ancora adesso, mi manca e darei qualsiasi cosa per poterla rivedere.

Pur sapendo che le foto che ho scattato non rendono particolarmente giustizia al mio scorcio parigino preferito, tanto per rendere l'idea...


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domenica, maggio 11, 2008

Giovedì sera, ore 00.30 - Via Sestri



Io: Ragazze vi saluto che mi incammino verso casa

Geme: Come sarebbe a dire?

Io: Sarebbe a dire che prendo i miei piedini e li porto su per il Viale, verso casa mia.

FdM: Scordatelo ti riaccompagniamo in macchina.

Geme: Non vorrai tornare da sola

Io: Ma certo che si, ci metto un quarto d'ora.

FdM: No, ti riportiamo noi.

Io: Ma andate da tutt'altra parte.

Geme: Ma è tardi non puoi andare da sola

Io: Si che posso, lo facevo anche a Parigi, non è che mi portano via...

Geme: Ma qua non siamo a Parigi, siamo a Genova.



Ecco, grazie, non dovevate ricordarmelo...



Sabato notte, ore 02.30 - Via Galliano



Arrivo sotto casa con la macchina e cerco parcheggio. Non lo trovo, mi sposto nelle vie più o meno vicine. Non lo trovo. Cerco ancora parcheggio, continuo a non trovarlo.

Dopo un'ora mollo la macchina sopra le strisce, accanto all'edicola. Mi sveglierò presto domenica mattina e la sposterò.

Non è possibile, però, rivoglio Parigi, la metro, gli autobus a qualsiasi ora che fermano sotto casa.

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martedì, maggio 06, 2008

.: Come back :.

Eccomi nuovamente in Italia, questa volta per sempre.

In realtà è un per sempre estremamente relativo, che durerà qualche mese, ma fa abbastanza drammatico e mi ispirava usarlo.

Prima settimana segnata dal raffreddore parigino - e psicosomatico - e dai laboratori di orientamento universitario post tirocinio, che dovrebbero aiutarmi a capitalizzare l'esperienza all'Istituto CIA e a cercare un lavoro degno di nota.

Nel frattempo non ho ancora avvisato tutte le mie amiche del mio ritorno, ma la pigrizia, l'assenza di soldi nel cellulare e la tristezza post Paris me l'hanno impedito. Dovrò chiamarle e darmi a una degna vita sociale. Non so perchè, ma Paris mi rendeva decisamente estroversa, allegra, pimpante e socievole, Genova mi deprime e mi fa venir voglia di stare chiusa in casa. Non mi sembra molto normale.

Sarà colpa del condesto sogiale come diceva il buon (?) Palidda e come mi ripete sempre l'Avvocato Nickyno.

Non so che altro scrivere, ma era tanto per aggiornare un pò il blog e dimostrare di essere ancora viva.



P.S. sportivo: la Fortitudo è incredibilmente e miracolosamente approdata ai play off....

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domenica, aprile 27, 2008

A Paris è finalmente arrivata la prima - anzi siamo passati direttamente all'estate - e devo dire che, tuttosommato, un pò di sole ci voleva. Potrò dire, almeno, di aver visto la mia città da sogno con ogni clima: pioggia, neve, sole, fiorellini primaverili e colorati. Per festeggiare la mia partenza, l'arrivo della primavera e la casa senza genitori di Sandra, ieri pomeriggio sono andata da lei ad Evry a mangiare gauffres casalinghe con nutella e panna montata. O meglio, più che gauffres erano miettes de gauffres, ma il gusto era ottimo lo stesso. In più, visto che le aveva preparate per molta gente e, invece, mi sono presentata solo io erano anche tantissime. Dopo merenda, approfittando della giornata di sole sensazionale, siamo andate a vedere il Chateau di Evry che era appena stato ridipinto: all'esterno brillava un rosa improbabile con finestre bianche e grige,l'interno sfoggiava, invece, muri dipindi di arancione e verde fosforescente. TeriBBileeeee (come direbbe Desirée). Prima di rientrare a Paris mi ha accompagnato in un breve tour per la banlieue a vedere i logement HLM e i giovani che, non avendo niente da fare, passano il tempo a spacciare o a girovagare per il centro commerciale. Mi ha anche dato ottimi spunti per la mia tesi...peccato averla già scritta e archiviata!


Dopo una frugale cena da Starbucks a base di muffin e the caldo (accompagnato da un'aspirina contro il mio infinito rafreddore) mi sono regalata un cinemino con Desirée. Il film prescelto era Penelope, con Christina Ricci e James McAvoy. La mia compare ed io ci siamo ufficialmente innamorate del bel attore, tanto da passare tutto il film a sospirare ad ogni sua apparizione. A parte l'attore, il film è stupendo. E' una specie di favola moderna sospesa tra un film di Tim Burton e Il favoloso mondo di Amèlie. Niente di sensazionale, una trama semplice, ma terribilmente carina. Romantico, ma non melenso. Divertente senza cadere nel volgare, come spesso adesso accade.


Penelope, oltre ad aggiudicarsi un posto tra i miei film recenti preferiti, è stato eletto a mio film-ricordo di questo periodo a Paris. Il tutto a causa di due frasi dei sottotitoli che, probabilmente, in inglese non mi avrebbero fatto lo stesso effetto. La prima è "Tu m'as posé tellement de lapin que je n'ai plus confiance en toi" (o qualcosa del genere) frase che non avrei mai capito con precisione se Julien non mi avesse spiegato settimane fa cosa significasse poser un lapin. La seconda, invece, è "Je m'excuse" che, tra l'altro, sono assolutamente sicura che sia grammaticalmente scorretta. Credo che il resto degli spettatori si stia ancora chiedendo perchè De ed io siamo scoppiate a ridere come pazze proprio in un momento del film non triste, ma sicuramente non comico. Il fatto è che uno dei tormentoni del nostro stage era proprio l'espressione Je m'excuse, espressione preferita dalla nostra tutor che la usava sempre e comunque, fuori da qualsiasi contesto. Quando è apparsa sullo schermo non ce l'abbiamo fatta a trattenerci. E' chiaro che i sottotitoli li ha fatti lei.

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venerdì, aprile 25, 2008

.: Sigh sob :.

Dernier jour de stage e sono tristemente tristerrima.

Non solo perchè, nonostante tutto, all'Istituto ci stavo benissimo, ma anche perchè significa che dovrò tornare in Italia e chissà quando rivedrò tutti. Però, chissà, magari il 2009 mi vedrà nuovamente sbarcare in quel di Paris e, magari, per sempre. Che poi dico dico e in un anno cambiano millemila cose e nel 2009 sbarcherò direttamente in Canada, o resterò in Irlanda....o sarò a Genova a guardare la tv sul divano con mia madre...


Tornando allo stage, dei quasi quattro mesi passati in quella gabbia di matti non credo che rimarranno le incazzature, ma piuttosto le risate folli che hanno seguito i momenti di maggior nervosismo, perchè la cosa bella delle persone stupende che facevano lo stage con me era proprio l'ironia con cui sapevano affrontare anche le giornate no.

Ed è così che ripensando all'Istituto CIA non potrò fare a meno di pensare al giorno in cui Angela, la nostra sindacalista, è impazzita in mezzo alle etichette ed ha invocato l'aiuto di Marx al grido di Lavoratori Tiè!

O a tutte le volte in cui Desirée ed io, uscendo dall'Istituto, ci siamo dimenticate di Nicoletta e lei è stata costretta ad inseguirci fino al cancello d'ingresso.

O ancora al messaggio di Sandra, mandato a Desirée, per avvisarla di un ritardo del treno che ci ha fatto capire quanto fosse meno tranquilla di quello che ci era sembrato all'inizio, facendo anche esclamare "Ci piace!"

Ricorderò Daniele, invece, per un mezzo pomeriggio seduti all'accueil a cantare brani di cantautori italiani e Simone non so quanto lo ricorderò perchè, alla fine, l'ho visto davvero poco.

Mirko, Gavina e la loro love story, anche se poi ci sarebbero molti più momenti da ricordare e non solo questa parte, ma alla fine è quella più bella.

Ophelie che si è sorbita tutti i nostri discorsi in italiano senza capirli, ma che si è sorbita anche le mie frasi in finto francese stentato ed è stata così carina da continuare a cercare di farmi parlare affinchè migliorassi un pochino.



E poi l' uomo col cappello e la visione di quasi quattro dvd italiani al giorno; l'omino delle pulizie accusato di rubare qualsiasi cosa;  il guardiano che aveva un nemmeno troppo celato debole per me (e che bell'omino, tra l'altro); Buddha che con vera arte zen riusciva a non lavorare mai; i magnifici pranzi di Nonna G. nell' Ufficio Informazioni; ...AH!... che parla come Torquato Tasso, solo che mille volte più lentamente e non riesci a seguire un suo discorso perchè ti addormenti prima; Elisa di Rivombrosa che ogni tanto riusciva a maltrattarci pure lei; Ascanio Celestini e le gaffes di Desi; Expolangues e l'infinità di pacchi trasportati avanti e indietro; i dvd porno e la musica new age dell'ultimo piano; gli aneddoti degli Addetti e del Vecchio Direttore, tra urla e armadi scambiati per la porta; la serata alla Cinèmatheque e il viaggio in metro precedente (anche se raccontato da Desi resterà nella storia); il pazzo nell'Ufficio Informazioni con me ed Angela; la vecchia pazza che viene ad assistere agli eventi dal 1982 e ogni volta che riesce a fermarti ti racconta tutta la sua vita; i libri rubati in biblioteca, tra cui l'opera omnia di Miller, e salvati da un triste destino in una discarica; Desirée che esclama al telefono "Non ho mai smesso di sentirti", etc etc etc


Ce ne sarebbero di cose da raccontare, ma poi mi metterei sicuramente a piangere, perchè è vero che quel posto era una gabbia di matti, ma tuttosommato mi ci trovavo bene e una volta fatta l'abitudine mi ci sentivo un pò come a casa. E poi ai miei due mentori preferiti, quello che sta tra i topi e quella che sta tra i VIP, mi ci sono davvero affezionata ed è triste lasciarli.


Per terminare, ricordo ai futuri stagiaires che:


Non sarai mai ascoltato, ma la volta che succederà avresti preferito non esserlo.

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martedì, aprile 22, 2008

.: Che ronf :.

Titolo a caso per un post ancora più a caso, dato che non ho niente di interessante da scrivere, ma scrivo solamente perchè ho voglia di scrivere.

Giovedì finisce la mia avventura istituzionale in quel di Paris ed entro il cinque maggio sarò nuovamente in Italia. Al solo pensiero di rientrare a casa e di lasciare Paris mi sento malissimo, quindi effettivamente il mondo potrebbe chiedersi perchè non mi cerco un lavoro qui e ci resto, ma siccome ho vari ed eventuali programmi è probabile che non sarò di ritorno qui prima del 2009, possibilmente dopo un soggiornino in Irlanda.


Che ronf. In queste due settimane me ne sono stata a lavorare in Biblioteca e ho sviluppato un vero e proprio amore per questo tipo di lavoro. Peccato che in Italia si entri praticamente solo per concorso statale e che, quindi, sia un pò una fregatura. E poi, diciamocelo, nelle biblioteche ci rinchiudono i pazzi quindi non potrei mai lavorarci....uhuhuh!


Che ronf.  La Fortitudo domenica contro Milano si gioca, in parte, l'ingresso ai play off. In parte perchè, poi, dipenderà molto anche da quello che faranno Cantù e Pesaro. Incrociamo le dita, altrimenti pazienza. Meglio dell'anno scorso è andata, non che fosse molto difficile, sicuramente l'anno prossimo andrà ancora meglio.


Che ronf. Questa sarà una settimana piena di impegni sociali e di molte mangiate/bevute. La mia dieta ne risentità e questo potrebbe essere un male.

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mercoledì, aprile 16, 2008

Una delle motivazioni per cui mi piace lo stage che sto facendo - nonostante i milleducento motivi contrari - è che mi permette di ampliare la mia cultura.

In particolare questa sera ho avuto modo di assistere alla proiezione del documentario Parole sante di Ascanio Celestini sulla storia di un collettivo autonomo formatosi all'interno di Artesia, il più grande call center italiano.

Nonostante fossimo state io e Desirée a recensire la serata non sapevamo niente dell'autore, anche se io continuavo a sostenere che Ascanio Celestini fosse un nome a me noto. Gira che ti rigira, alla fine, ci siamo dimenticate di informarci e questa sera, lasciate a conversare col regista, abbiamo avuto modo di fare un paio di figure paperinesche che a raccontarle nessuno ci crederebbe.

Tralasciando le figure degne di Susan di Desperate Housewife, ho avuto modo di scambiare con lui alcune impressioni sulla situazione politica italiana contemporanea e probabilmente è stato un bene che non l'abbia ricnosciuto, altrimenti mi sarei sentita oltremodo in imbarazzo, invece così ho avuto modo di esprimermi dandogli del tu, un pò come se parlassi con il mio migliore pote.

Devo dire, comunque, che Ascanio mi ha fatto un'ottima impressione e il suo documentario altrettando; a tratti mi ha quasi fatto piangere. Agata l'ha definito un pugno allo stomaco e, devo dire,  che nonostante possa sembrare una banalità non posso che darle ragione.

E' stato uno di quei documentari che mi fanno venire voglia di tornare immediatamente in Italia e di m'engager per cambiare il mio paese che, nonostante critichi sempre, adoro. Peccato sapere già che una volta tornata a casa mi farò riprendere dalla pigrizia e mi cullerò nella mia piccola e poco impegnata vita.


Probabilmente in televisione Parole Sante non passerà mai, ma se a chi legge capitasse l'occasione lo consiglio vivamente. Appena riesco metto qualche citazione di frasi che ho particolarmente apprezzato.

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Merci à Juju (xD) pour le post  http://within-syndicate.skyrock.com/article_1689079110.html et pour m'avoir appris l'expression poser un lapin.

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lunedì, aprile 14, 2008

In attesa dei risultati delle elezioni mi dilettero' con qualche riflessione da italiana non residente all'estero, ma solamente domiciliata a Paris.

La distinzione é fondamentale perché fossi stata residente eventualmente mi avrebbero fatto iscrivere all' A.I.R.E. e mi avrebbero spedito la busta con la segretissima scheda elettorale direttamente a casa. DIco eventualmente perché anche se avessi chiesto la residenza non é sicuro che avrei potuto votare qui a Paris in quanto, mi é stato detto, non essendo state previste le elezioni per quest'anno le iscrizioni all'A.I.R.E. erano chiuse. In più, riuscire a parlare con l'ufficio preposto é un'impresa degna di un agente segreto, anche per chi - come me e alcuni colleghi - lavora all'interno dell'Ambasciata e per il Ministero Affari Esteri.


Ora io mi chiedo, ma se é una domanda stupida prego chi ne sa più di me di spiegarmi per bene, é mai possibile che nel ventunesimo secolo, nell'era di Internet e del digitale si debba ancora votare con carta e matita? Non sarebbe oltremodo piu' semplice equipaggiare consolati e/o ambasciati a mo' di seggi elettorali e permettere a chi si trova più o meno temporaneamente all'estero di votare da li'? No, perché io e altri nella mia situazione avremmo anche voluto votare, ma tra la spesa e l'impossibilità di prendere ferie ci é stata negato tale diritto. Oh, poi é anche vero che avrei potuto organizzarmi meglio, che Paris - Genova non é cosi' costoso, ma insomma...é il principio che é sbagliato: uno che si trova a fare il mio stesso stage in Australia che deve fare?

E' vero che se torni in Italia per le elezioni ti rimborsano il 60% del biglietto...dalla frontiera italiana a casa tua...utile, visto che la parte costosa e lunga del viaggio non è confine francese -Genova, ma piuttosto Paris - confine italiano.


Poi magari sbaglio io e mi lamento per qualcosa che invece é ipersensato, ma la sensazione non é quella...

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domenica, marzo 30, 2008

Di passaggio dall'Italia per sostenere la preselezione per il famoso concorso al Ministero della Difesa.

Preselenzione che non passerò a meno di un miracolo divino, perchè tra il lavoro, le visite parigine, il soggiorno della Val e la vita sociale non ho praticamente avuto il tempo di studiare. Però nella vita non si sa mai, quindi partirò pr Foligno fiduciosa delle mie capacità.

Due giorni che sono a Genova e già Paris un pò mi manca. Anzi, forse leggermente più di un pò.

Città strana Paris. O meglio, strano l'effetto che mi ha fatto.

Città stupenda, ma con cui mi ci è voluto del tempo ad entrare in sintonia.

Pensavo, forse, che sbarcando nella città in cui ho sempre sognato di vivere sarebbe andato tutto a meraviglia, mi sarei sentita a casa come successe con Lyon.

Mi ci sono, invece, voluti due mesi per impossessarmene, ma ora la sento moltissimo mia, nonostante la situazione nel bilocale parigino non sia perfetta, anzi...quasi disastrosa.

A maggio, comunque, sarà tutto finito e dovrò nuovamente prendere una decisione sulla mia vita anche se, a dire il vero, qualche idea che mi frulla in testa già ci sia, tipo un soggiornino per imparare l'inglese...

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sabato, marzo 15, 2008

Martedì sera arriva la mia F.U e la cosa non può che riempirmi di gioia (sono anche un pò emozionata, a dire il vero). Tra le varie cose che il suo arrivo impone, c'è sicuramente l'acquisto della carta per impacchettare il suo magnifico regalo di compleanno, perchè consegnarglielo nel sacchetto potrebbe fare alternativo, ma non romantico.

L'Università di Torino ha gentilmente deciso di finanziare il soggiorno parigino di Arancione. Mi spiace solamente non poterla ospitare in casa, ma sono sicura che troveremo un'adeguata soluzione. Ora che ci penso, compreso nell'affitto ho  una meravigliosa cantina, magari le può interessare...

Giovedì sera ho proposto a un ragazzo conosciuto da tipo dieci minuti di sposarmi, sto diventando socievole, è incredibile! Sto anche facendo pseudoamicizia con un ragazzo italofrancese che bazzica molto spesso all'Istituto CIA, quindi la mia socievolezza aumenta sempre di più. In tutto questo, comunque, sono stata molto aiutata dalla penultima stagiaire arrivata da noi, che probabilmente è anche quella con cui ho più cose in comune (infatti diciamo sempre che è stato Amore a prima vista). Una così fan di serie TV, effettivamente, è più unica che rara, in più l'anno prossimo vuole trasferirsi in Irlanda per imparare l'inglese...

Nonostante i miei flirtaggi di giovedì sera sono anche disperatamente single (magari disperata non lo sono, anche perchè suona male dirlo, però single lo rimango). Perchè a Parigi non si trova un essere di sesso maschile decente, single e magari anche appassionato di basket? Eppure ho conosciuto più giovini qui che non nel mio ultimo anno genovese...


Parlando di cose serie e lavorative, ultimamente mi sono occupata di attività più interessanti del rispondere alle letterine dell'ufficio informazioni. Avendomi, infatti, preso in simpatia la segretaria della Direttrice (in realtà tale segretaria dice che è stata proprio la Direttrice a volermi, ah il mio ego ne gioisce) mi sono stati affidati lavoretti di quasi responsabilità, tipo scrivere discorsi, testi per brochure, organizzare cataloghi per manifestazioni, conoscere Fanny Ardant e fare una foto con lei (no, questo non è un incarico, ma parte del piacere di lavorare alla CIA) che ho simpaticamente diviso, con nonchalance, con la mia amorosa colloga di cui un poco sopra. Che non si dica, in seguito, che sono un'arrivista crudele e senza scrupoli solo perchè, zitta zitta, arriverò a dirigere l'Istituto...ah la modestia e la non esagerazione.

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domenica, marzo 09, 2008

Oggi pomeriggio turistico - e moltissimo piovoso - diviso tra la Maison de Victor Hugo e il cimitero du Père-Lachaise.

Tralasciando la maison del mio amico Victor (con il cui busto ho anche fatto una foto, perchè sono pazza psicopatica, ovviamente), non posso non citare due momenti salienti della visita al cimitero.


Momento 1 - davanti alla tomba di Jim Morrison

Sedicenne n°1: La tomba di Jim Morrison, la tomba di Jim Morrison!

Sedicenne n°2: Fammi una foto con la tomba sullo sfondo

Sedicenne n°3: Che emozione, ci siamo davanti davvero

Sedicenne n° 1: Scusate, ma poi chi era Jim Morrison?

Sedicenne n°2: Non lo so, uno famoso comunque

Sedicenne n°1: Si, ma cosa faceva?

Sedicenne n°3: Non lo so, ma c'è scritto ovunque di venire a vederla perchè è la più visitata!

Nel frattempo io e un altro ragazzo ci siamo scambiati una lunga ed eloquente occhiata, allontanandoci e cercando di evitare ogni commento.


Momento 2 - lungo un viale del cimitero

Mi sto aggirando coi Macbeth nelle orecchie - perchè ascoltare Gothic Metal in un cimitero fa il suo discreto effeto - e sto sfogliando l'agenda con tutti gli appunti, perchè prendere una mappina era troppo semplice e volevo complitarmi la vita, quando sento una voce alle mie spalle.

Guardiano: Signorina!

Io: Si?

Guardiano: Cosa sta cercando?

Io vengo colta dal panico e mi dimentico chi stavo cercando.

Guida: Per caso la tomba di Jim Morrison?

Io penso che qui sono un pò tutti fissati, perchè va bene che Jim è Jim, ma ci sono fior fiori di morti celebri nel cimitero oltre a lui!

Io: No, in realtà sto cercando la tomba di Eugène Delacroix.

Momento di silenzio, i due mi guardano palesemente stupiti

Guida: Lei per caso è una pittrice?

Io: Assolutamente no, non so nemmeno tenere un pennello in mano, ma Delacroix mi piace.

Guida: Ah! Se vuole la accompagno, sono una guida del cimitero.

Io: Perfetto, magari poi dopo saprà indicarmi anche le tombe di Molière, Apollinaire, LaFontaine, Edith Piaf, Simone Signoret, Chopin, etc....

Guida: Certamente

E così ho vinto una guida turistica tutta mia per un'intera giornata, che non solo mi ha aiutato a trovare le tombe, ma mi ha raccontato un sacco di storia e di aneddoti su gente più o meno sconosciuta. E il tutto assolutamente aggratis. Ah il fascino italiano!!!

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Di ritorno da una piacevole serata in pizzeria con Angela, Loik, Nicoletta ed Emanuele.

So che andare in pizzeria a Paris fa molto italiani che non vogliono integrarsi, in realtà amiamo tutti abbastanza la cucina francese - e Loik è francese, per di più - ma abbiamo deciso per la pizzeria perchè in quella dietro casa mia c'è sto cameriere terribilmente carino e avevo assolutamente bisogno di rivederlo.

Vorrei terribilmente conoscerlo meglio, scambiarci qualche parola in più che non siano le ordinazioni, ma non ce la posso fare: ogni volta che si avvicina o che lo vedo perdo completamente l'uso della parola e resto imbambolata come una scema.

Non solo è troppo bello, ma è pure simpatico. In più stasera si è dimenticato di farci pagare gli aperitivi...o forse ce li ha offerti, colpito dal mio fascino. Devo assolutamente andare più spesso a comprare la pizza lì, che a maggio sarò nuovamente a casa, in Italia, e lui prossimamente partità per la Spagna, a quanto credo di aver capito la volta scorsa.  

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giovedì, marzo 06, 2008

Settimana di grandi cambiamenti alla CIA.

Intanto Mirko se n'è andato e non ritorna più e la metro delle 9.30 senza lui....no, questa era una canzone della Pausini, più o meno.

Dicevo, Mirko è tornato in Italia con dispiacere un pò di tutti - soprattutto di Gavaina - ma al posto suo abbiamo gadagnato, tra una cosa e l'altra, quattro nuovi/e stagiaires: Nicoletta, di cui forse avevo già parlato, Desirée, Simone e  Sandra. O meglio, Sandra arriva lunedì, ma già la conto.

In totale, quindi, siamo  sette stagisti con praticamente nulla da fare. Davvero divertente. Cioè, divertente tantissimo, perchè è più il tempo che passiamo a sparare cazzate che a lavorare. In più ci si è aggiunta anche la segretaria della direttrice e, un pò, anche il bibliotecario quindi l'ultima settimana l'abbiamo passata a piangere dalle risate.


Tanto per dire, oggi Angela telefona in un ufficio a caso convinta di telefonare a me. Risponde, invece, Desirée e il dialogo, a quando mi hanno raccontato è stato:

A: Hey

D: Dimmi Ilaria

A: Ma non sei te, Ilaria?

Ma benissimoooooooo, sono sempre nei loro pensieri, che tenere!


A fine giornata, mentre bevevamo un pò di Porto nell'ufficio della nostra Responsabile, Desirée chiede:

D: La Direttrice viene da Napoli?

I: Non tutti i giorni...

Attimo di silenzio, poi tutti morti dal ridere.

Si, sono davvero simpatica, lo so, non c'è bisogno che me lo ricordiate.


 

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sabato, marzo 01, 2008

Ieri sera, dopo il lavoro, sono andata a cena con Gavina, Mirko e due suoi amici, un ragazzo di Bologna e una ragazza tedesca, che non parlano il francese.

Dopo varie ed eventuali peripezie riusciamo a  sederci al tavolo di un Hippopotamus, una catena francese anche discretamente rinomata, a quanto ho sentito dire.

Sfogliamo e risfogliamo il menù e cerchiamo di tradurlo in italoinglese perchè, tra una cosa e l'altra, i piatti sono descritti solamente in francese e, si che ci sono le foto, ma un turista come fa a capire? 

Ricordo sempre che io e l'inglese ci odiamo - e infatti ieri non ho spiccicato nemmeno mezza parola e la tipa avrà pensato che sono deficente - ma mi metto un pò anche dalla parte del resto del mondo e non solamente da quella mia e dei francesi - che in questo la pensiamo uguale -

Insomma, ridendo e scherzando alla fine sbotto : Il menù potrebbero scriverlo anche in inglese, nemmeno fossimo nell'ultimo dei bistrot!!!!!

Facendo morire dal ridere Mirko e Gavina perchè l'ultimo dei bistrot gli fa troppo ricordare il linguaggio da romanzo ottocentesco.

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giovedì, febbraio 28, 2008

Presi da somma noia e grande voglia di sdrammatizzare le tragicomiche vicende quotidiane abbiamo aperto un blog sulla vita all'Istituto CIA.

Lo si trova qua: UBI MAIOR

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martedì, febbraio 26, 2008

.: Chi lo sa :.

Conto alla rovescia per l'arrivo della Val il  18 marzo. Dovro' anche trovarle un regalo di compleanno, nell'attesa.


Il 19 marzo evento con Monicelli a cui devo assistere. Il 20, invece, qui all'ufficio CIA arriveranno Stefano Benni e Daniel Pennac. Sono già terribilmente emozionata, Pennac é il mio mito da quando ero bambina.


Ieri ho studiato un paio d'ore al Pompidou e sono stata benissimo, c'é un silenzio miracoloso e un'aria da biblioteca - ovviamente - emozionante. Lo adoro.


Oggi ho lavorato nella biblioteca-CIA con Angela  e Nicoletta e ci siamo occupatedei libri e della catalogazione dei DVD. EmoSSIone.


Tra un paio di minuti vado a lavorare per la Direttrice, a quanto ho capito. Qui le cose si fanno serie.


Ho voglia di diventare mamma.

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domenica, febbraio 24, 2008

Ieri sera il programma prevedeva puntatina al Buddha Bar con Mirko, Gavina, la mia coinquilina, Chiara, Emanuela, un'altra ragazza di cui non ricordo il nome e José, un ragazzo spagnolo, così almeno si poteva parlare un pò di spagnolo e non ricadere nel solito e familiare italiano.
All'entrata del Buddha Bar, però, ci hanno lasciato fuori perchè José aveva le scarpe da ginnastica e, evidentemente, non andava bene - o era una scusa come un'altra per non farci entrare perchè eravamo in troppi -
Si è dovuto, così, fare un veloce cambio di programma e la coinqui ha deciso per LeParisParis, un locale branché in cui era già da un pò che mi voleva portare.
Arrivati davanti all'ingresso Mirko usa la sua miglior arte oratoria per farci entrare - per me si poteva andare da un'altra parte, troppo sbattimento, ma almeno la coinqui per una volta era contenta - e ci riesce. Otteniamo così un "tornate tra venti minuti che adesso la serata non è ancora iniziata". Nel dubbio che ce l'avessero detto per liberarsi di noi siamo rimasti piantati lì davanti - che non credo essere molto branché come comportamento - finchè non hanno aperto e ci hanno fatto entrare praticamente per primi.
L'ingresso, effettivamente, non era malaccio. La musica, però, era decisamente troppo alta nonchè francese ed orrenda. Ci siamo sistemati su alcuni divanetti, sistemati in modo che parlare diventasse davvero difficile, e abbiamo bevuto un costosissimo cocktail aspettando che qualcuno di meno branché di noi aprisse le danze.
Dopo non moltissimo tempo José, Mirko e Gavina ci hanno abbandonati - per altro devo avvisare José che mi è rimasta la sua sciarpa nella borsa - e siamo rimaste solo donne a volteggiare poco convinte nella pista da ballo, scansando francesi che si espandevano e camerieri che dovevano passare ad ogni costo accanto a noi.
Ad un certo punto abbiamo anche pseudo socializzato con un francese nemmeno troppo male, ma i francesi sono veramente l'anti del marpionaggio e il nostro intento, farci offrire una coppa di champagne da un ricco e branché francese, non è riuscito,
Così, storidte dalla musica alle 3.00 siamo uscite e ce ne siamo tornate quatte quatte a casa, risparmiando pure i soldi del taxi perchè il Noctilien arriva giusto giusto sotto casa nostra e ne passava uno in quel momento.

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domenica, febbraio 17, 2008

.: Decisioni :.

Riflettendo e confrontandomi con chi mi sta intorno sono giunta all'amara conclusione che, se voglio fare strada nel mondo della comunicazione e girare il mondo per lavoro, devo assolutamente combattere la mia ritrosia e imparare l'inglese.
L'unico modo per impararlo decentemente non è andare in vacanza in Irlanda con la Val, dove l'unica cosa che abbiamo imparato è stata la corretta pronuncia di Prison Break e come ordinare il cibo, ma partire all'avventura e andare a lavorare in un qualche paese anglofono. Possibilmente non l'Inghilterra, che gli inglesi mi stanno un pò antipatici (Ed escluso, chiaramente).
Presa questa vitale decisione, la seconda che ne consegue è che, chiaramente, non mi fermerò a Paris al termine dello stage, ma tornerò a casa -ahimè - in attesa della nuova partenza.
Infondo, come sono arrivata una volta a Paris, posso sempre tornarci, sarò sempre in tempo. Per imparare l'inglese, invece, temo che se non lo faccio adesso non riuscirò mai più e me ne pentirò un pochettino. Solo un pochettino, eh!

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giovedì, febbraio 14, 2008

Questo pomeriggio mi sono simpaticamente scoppiata una conferenza di SEI ORE su Garibaldi e il movimento garibaldino, nonchè sulla linea di unione tra camicie rosse e camicie nere.
Il tutto può essere riassunto nella frase che una professoressa dell'Università di Bologna ha espresso in un francese non propriamente francese: "Mussolini era il San Francesco del fascismo". Angela ed io ci siamo letteralmente cappottate dalle risate.
L'aspetto positivo della conferenza è stato che, tra il pubblico, c'era il giovane professore mio futuro marito e, soprattutto, prima della suddetta conferenza mi ha anche parlato per chiedermi un paio di informazioni.
A fine conferenza, comunque, sono stata anche ingaggiata come microfonina e, con il mio innegabile charme, ho passato un'ora e mezza a fluttuare in mezzo al pubblico passando il microfono, ne farò sicuramente il mio futuro lavoro, una volta tornata in Italia.  

Sembra che la febbre mi sia passata, e questo non può che essere un bene, così questo fine settimana potrò darmi a folli folleggiamenti. Il programma, per il momento, prevede una visita al cimitero di Père Lachaise dove, mannaggia a me, non sono ancora riuscita ad andare.
Visto il freddo polare che fa in questi giorni sarebbe più consigliabile stare in casa, ma non posso farmi mummificare viva nel bilocale.
E' arrivata una nuova stagiaire, Nicoletta, che mi ha già fatto scoprire luoghi interessantissimi, come un piccolo teatro in cui, dal 1957 ad oggi, danno solo soltanto e solamente La cantatrice chauve di Ionesco, pièce del teatro dell'assurdo che amo particolarmente.
La settimana prossima Angela, Gavina e Mirko vi saranno trascinati anche contro la loro volontà. Evviva la democrazia!!!!!

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lunedì, febbraio 11, 2008

.: Cinèma :.

Tra influenza e lavoro fieresco di sabato mattina questo finesettimana è stato dedicato al relax più assoluto, senza feste e baccanali vari - anche se aver perso il compleanno di Daniele e la partenza di Silvia un pò mi dispiace - ma tanto sano cinema, da sola e con la coinquilina.
Tra una nuova puntata di Lost, una di Prison Break e un pò di Moonlight, sono riuscita a vedere Juno e P.S. I love you.

Juno è carinissimo. Ne avevo sentito parlare molto bene, ma non potendo fidarmi della critica ho voluto appurare con i miei occhi.
Il tema è quello che è, di certo non lo si può definire leggero, ma Ellen Page è davvero un'incredibile scoperta e tra una risata e una lacrimuccia ti sa coinvolgere alla perfezione, nonostante non riuscissi a capire proprio tutte le battute, maledetto slang.

A vedere P.S. I Love You ci sono andata un pò controvoglia, più che altro per far contenta la coinquilina. Ne parlavano tutti bene, ma la trama sembrava talmente triste e lacrimevole che non mi sentivo in vena. Cioè, va benissimo un pò di sano romanticismo, ma quando sei ammalata in terra straniera sono più consigliabili le commedie divertenti. Io, infatti, volevo andare a vedere Asterix aux jeux olympiques e sentire Luca e Paolo recitare in francese, ma son dettagli.
Tornando al film, solo il fatto di arrivare in sala e scoprire, dai titoli di testa, che ci sarebbe  stato James Marsters - Spike per i profani - che amo, adoro e venero, mi ha subito fatto provare maggiore interesse per il film. Che poi il suo era solamente un piccolo ruolo e non lo si vede nemmeno troppo, ma quando sullo schermo c'è lui non ho occhi per nessun altro. Sarà anche un vecchio quarantenne, ma ha fascino da vendere.
E' anche vero, però, che un film non lo si giudica solamente dal fascino di un attore - o di due, che anche l'irlandese non era male - o di un'attrice, nonostante lei sia bravissima anche in questo ruolo tenero e romantico che, personalmente, non le avevo mai visto fare. A parte che tra slang americano e accento irlandese la prima parte del film l'ho un pò capita a spizzichi e bocconi, ma conil proseguire della storia l'orecchio si è abituato e sono riuscita a capire tutto - e son soddisfazioni -
In tutto questo sto perdendo di vista lo scopo del post, che era un pò quello di parlare bene del film che, nonostante o proprio per questo, qualche lacrimuccia la faccia scendere copiosamente, regala anche momenti di pura risata e ti fa innamorare dello humor irlandese (anche se io e la Val ancora non lo abbiamo molto capito, nonostante il soggiorno in tale terra).

Sento che alla fine del soggiorno parigino tra film in V.O sottotitolati e serie tv sempre in V.O sottotitolate, capirò meglio l'inglese del francese. Il che, a pensarci bene, potrebbe essere una gran cosa, anche se saperlo parlare potrebbe anche essere meglio. OMG...non posso credere di aver appena scritto tale frase, mi sembro il Cere che dice sempre "ah questo mai" e poi, dopo mesi, ne diventa addicted.  
Tanto per finire l'excursus linguistico ieri, al SaloneCIA, ho parlato addirittura addirittura cinque lingue. Il che, considerando che ne conosco bene due e male altre due massimo, mi sembra un attimino impossibile. Però è anche vero che ho parlato italiano e francese - e questo è anche un pò ovvio - , ma anche inglese con un tizio americano; o meglio, lui parlava, io capivo ma rispondevo solo con yes no e poco altro. Ho spiaccicato anche un paio di frasi in giapponese, allo stand del Giappone, tanto per vedere se mi ricordavo qualcosa, visto che l'ometto è stato così disponibile a starmi ad ascoltare. In ultimo, ho amabilmente conversato in spagnolo con una ragazza basca, perchè era un pò l'unica lingua con cui avremmo potuto intenderci. Il basco è incomprensibile, lo spagnolo non l'ho mai studiato quindi inventavo, chissà cosa ci siamo dette...

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mercoledì, febbraio 06, 2008

.: ExpoCIA :.

Ieri siamo stati reclutati per allestire lo stand alla Fiera dei Servizi Segreti che si tiene a Paris dal 6 al 9 febbraio.
Allestire lo stand, in realtà, è un fine eufemismo per indicare le operazioni di carico/scarico pacchi, tavoli, sedie, espositori, televisioni, roba varia.
Chiaramente perchè chiamare persone abili a tale operazione quando si possono utilizzare, gratuitamente, gli stagiaires? Sono domande che non ci si dovrebbe nemmeno porre, ma per ammazzare il tempo sto qui a farmele.
Dopo otto anni di Scout, comunque, non è che qualche decina di pacchi, contenenti libri e cataloghi, potesse spaventarmi e così, armata di molta pazienza e forza bruta ho faticato avanti e indietro, per un sacco di ore. L'orario di lavoro, infatti, sarebbe terminato alle 18, ma non si sa bene perchè siamo usciti di lì